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Associazione
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per il benessere olistico
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Il contatto corporeo nella relazione di cura dell’anziano disabile.

Dr.ssa Monica Ferrari


Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle.
Paul Valéry

Nel mio lavoro di psicologa, che collabora oramai da cinque anni con i centri servizi per gli anziani, mi sono trovata spesso ad affrontare la questione di quali interventi psicologici attuare con quei residenti che sono gravemente compromessi da un punto di vista cognitivo e sanitario.

Ecco di seguito alcune domande che sempre più frequentemente   operatori e responsabili dei servizi presso cui lavoro mi pongono:

In quali attività possiamo ancora coinvolgere quegli anziani che non sono più in grado di parlare?

Come possiamo capire quando hanno dolore o sofferenze fisiche?

Come possiamo comprendere i loro bisogni, sentimenti ed emozioni?

Queste ed altre domande, possono essere sintetizzate in un unico quesito: COME È POSSIBILE PRENDERSI CURA DELL’ ANZIANO DISABILE CON IL QUALE LA COMUNICAZIONE VERBALE È LIMITATA O IMPOSSIBILE?

 

In qualità di psicologa, mi conforta il fatto che gli operatori sentano l’esigenza di pormi tali interrogativi. Ciò significa che si sta superando l’idea che la persona anziana, che non è più in grado di parlare, è colei che non ha più niente da comunicare:   una volta, quindi, che si sono soddisfatti i suoi bisogni primari,   per garantirle una sopravvivenza fisica, il lavoro con lei può essere considerato concluso.

Le strutture per anziani stanno diventando sempre più i luoghi della ”cura“ intesa non come guarigione, spesso resa impossibile dall’inesorabile progressione di malattie cronico degenerative, si pensi, ad esempio, alla demenza di Alzheimer,  ma luoghi  del ”prendersi cura“ dove l’applicazione di un modello organizzativo ed assistenziale  di tipo sanitario non risponde ai reali bisogni degli utenti tali servizi.

Per chi assiste queste persone è sempre più urgente l’esigenza di acquisire nuove forme di comunicazione corporea quali, ad esempio,  il Nurturing Touch, definita come la tecnica del ”tocco che nutre“, diffuso in Italia da Peggy Dawson e l’Aptonomia,  ”la scienza dell’affettività  trasmessa attraverso il contatto“ sperimentata nell’ambito delle cure palliative da Marie De Hennezel.

Di seguito   illustrerò un laboratorio di massaggio sensoriale, basato sul contatto corporeo.

Questo laboratorio è stato attivato presso una casa di riposo dove collaboro, si svolge con residenti con uno stato di deterioramento cognitivo grave.

Gli obiettivi  che  ci siamo posti sono  di favorire la relazione  con la persona anziana disabile attraverso il senso del tatto, enfatizzando, quindi, l’uso  del   canale non verbale della comunicazione.


La pelle è il canale sensoriale più esteso che abbiamo. Le stimolazioni e le informazioni che riceviamo dal contatto fisico in generale, e dal tatto in particolare, sono essenziali per il nostro sviluppo. Il senso del tatto è il primo senso che sviluppiamo e l’ultimo che perdiamo. Ciò consente di mantenere fino alla fine un prezioso canale di comunicazione con la persona anziana disabile e con la persona morente.

 Il contatto stimola   l’apertura dell’anziano al mondo circostante.

 

CONTATTO FISICO E SVILUPPO EMOTIVO

 

Le  prime esperienze di contatto fisico che abbiamo influenzano fortemente il nostro rapporto emozionale con il mondo circostante.

Se da bambini abbiamo avuto la possibilità di essere tenuti saldamente ma delicatamente  contro un altro corpo caldo, avremo buone possibilità di sviluppare un atteggiamento fiducioso verso il mondo esterno e verso noi stessi.

La comunicazione iniziale tra bambino e genitori si esprime  principalmente attraverso il contatto corporeo.

Il coinvolgimento emozionale che si sviluppa nel contatto fisico iniziale è di fondamentale importanza per favorire uno sviluppo ottimale delle relazioni umane di base.

L’influenza che il contatto fisico e l’uso del tatto possono avere nello sviluppo infantile continua ad essere oggetto di numerose e ricerche psicologiche.

Uno studio ha evidenziato che le madri che erano incoraggiate a tenere vicino o a toccare i loro neonati in modo continuativo dalla nascita, sviluppano un attaccamento maggiore ai loro bambini rispetto a un gruppo di controllo che seguiva la normale procedura ospedaliera, dove le opportunità di contatto erano più limitate. Inoltre, i bambini del primo gruppo mostravano la tendenza ad essere più attivi e a comunicare meglio e più velocemente dei bambini del gruppo di controllo [ 1].

Ricerche su bambini prematuri hanno dimostrato che quelli che vengono toccati regolarmente dal momento della nascita crescono più velocemente. Hanno meno problemi di respirazione e un più rapido aumento di peso rispetto quelli curati in incubatrice senza un contatto regolare [ 2].

Lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato in un altro studio che le madri che dalla nascita toccano spesso i loro bambini acquistano più fiducia nella loro capacità di prendersi cura di loro rispetto  a quelle madri che hanno meno possibilità di farlo[ 3].

 

 

CONATTO FISICO E CONTROLLO DEL DOLORE NELLA PERSONA ANZIANA.

Il bisogno del contatto e i suoi benefici non terminano con l’infanzia, ma continuano anche nell’età adulta e nella vecchiaia.

In un gruppo di pazienti dementi sono stati sperimentati tre interventi: dieci minuti di musica rilassante, massaggio manuale, ascolto di musica rilassante più massaggio.

Ciascun intervento ha prodotto benefici sui comportamenti agitati e aggressivi dei pazienti confrontati con il gruppo di controllo che non era stato sottoposto a nessun trattamento [ 4].

Tale ricerca suggerisce come sia possibile alleviare il dolore e promuovere il rilassamento con l’ascolto della musica e il contatto fisico.

I possibili effetti della stimolazione cutanea sono quelli di:

  1. 1.attivare le fibre a largo diametro, in modo da antagonizzare il segnale delle fibre di piccolo diametro secondo  la teoria del GATE 

  2. 2.aumentare la produzione di endorfina 

  3. 3.aumentare il livello di serotonina nel siero, amplificando così l’effetto dell’endorfina 

  4. 4.distrarre 

  5. 5.procurare rilassamento muscolare e sedazione. 

Dal punto di vista psicologico, il contatto fisico consente di rispondere al bisogno dell’anziano di essere ancora toccato e toccabile.


Il laboratorio di massaggio sensoriale è stato attivato nell’estate del 2007 presso due residenze del centro servizi Casa Serena in San Michele Extra (VR). La realizzazione del laboratorio ha visto impegnato, oltre che il servizio di psicologia, anche quello di animazione e di logopedia per la selezione degli ospiti da inserire nel gruppo.

Sono stati selezionati anziani che hanno notevoli difficoltà a richiedere attivamente l’attenzione e ad  esprimere i loro bisogni, con condizioni di  salute gravi e le normali capacità di comunicazione compromesse o addirittura inesistenti, tali da non poterli più includere nelle altre attività proposte nella casa di riposo.

L’obiettivo è quello di stimolare la relazione e l’apertura  della persona attraverso il senso del tatto.  

Questo laboratorio si pone, inoltre, la finalità di proporre una formazione in itinere agli OSS, che mi affiancano nella conduzione del laboratorio, incoraggiando un approccio empatico verso il contatto e la comunicazione con l’anziano. Il laboratorio diventa dunque uno spazio  dove l’operatore può vivere la persona anziana non solo come portatrice di bisogni primari, ma anche  come colei che ha ancora una vita emozionale che può condividere in una relazione di scambio reciproco. L’obiettivo è di superare l’assistenza standardizzata e centrata sulla prestazione facendo sperimentare all’operatore l’assistenza basata  sulla relazione.

 

Per raggiungere tale obiettivo l’operatore viene incoraggiato ad  avvicinarsi alla situazione in modo positivo e flessibile.

Deve essere presente, cioè disponibile con tutto se stesso ed aperto all’esperienza dell’altro mediante un incontro reciproco interpersonale (Moch and Schaefer, 1998).

Ciò richiede presenza fisica (body to body), presenza psicologica (mind to mind), presenza terapeutica (spirit to spirit) (McKivergin and Daubenmire, 1994)  

 

Durante la seduta di contatto non si applicano tecniche particolari di massaggio, ma si utilizza il tocco significativo, cioè un contatto fisico con l’anziano  che deve essere CONSAPEVOLE, CONFORTEVOLE, AFFETTIVO, EMPATICO.

L’operatore viene formato ad avere un contatto fisico consapevole ed intenzionale con l’intento di aiutare la persona ad avere un autentico scambio comunicativo con l’altro.

Viene  così enfatizzato il ruolo del tocco significativo nel portare cambiamenti nei sistemi neurale, endocrino, muscolare e cognitivo: è molto più di una semplice modalità fisica, è un’autentica forma di comunicazione.

 

La cura del gesto, nel rapporto assistenziale con l’anziano, è importante: non deve essere un "toccare gnostico", il tocco rude, frettoloso, talvolta invasivo e lesivo dell’intimità usato dall’operatore nella pratica assistenziale, ma un "toccare pathico", dove il gesto accoglie, consola, lenisce e contemporaneamente riceve elementi da utilizzare per migliorare la conoscenza dei bisogni del paziente (Van der Bruggen, 1977). La cura del corpo dell’anziano  ed ogni pratica dell’operatore, se condotte con questo tocco significato, diventano "terapeutiche".


CONCLUSIONI

L’esperienza del laboratorio sensoriale sta continuando con reciproca soddisfazione dei conduttori e degli ospiti.

L’aspetto più gratificante dell’esperienza è l’attivo e profondo coinvolgimento di tutti i partecipanti in una relazione di scambio, in cui ciascuno dà e riceve.

Il contatto permette una relazione aperta e diretta, che ci apre all’altro e ci indica la strada per una nuova e più profonda comprensione delle nostre relazioni.


BIBLIOGRAFIA

1. Seashore, M.J., Leifer, A.D., Barnett,C.R, e Leiderman, P.H.(1973), The effects of denial on early mother infant interaction and maternal selfconfidence , in ”Journal of Personality and Social Psychology“, vol. 26, pp. 369-378.

2. Sokolov N., yaffe S., Weintraub D e Blase B. (1969), ”The effects of handling on the subsequent development of premature infants, in Developmental  Psychology“. Vol. 1, pp. 765-768

3. Klaus , M.H. e Kennel J. H. (1976), Maternal Infant Bonding , St Luis, Missouri, Mosby pp. 99-109.

4. R. Remington (2002), Nursing Research, vol  5, pp. 317-323

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