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Ecologica_mente

Dr.ssa Irene Tommasi

Medico chirurgo
Spec. In Igiene e Medicina Preventiva

Quale energia per la nostra Vita?

Il termine ecologia fu introdotto dal biologo tedesco Ernst Haeckel nel 1866 e deriva dal greco oikos, cioè casa, ambiente in cui vivere, e logos ovvero studio. Haeckel definì l’ecologia come:

“Lo studio dell’economia della natura e delle relazioni degli animali con l’ambiente inorganico e organico, soprattutto dei rapporti favorevoli e sfavorevoli, diretti o indiretti con le piante e con gli altri animali; in sintesi ecologia è lo studio di tutte quelle complesse interrelazioni a cui Darwin si riferisce quando parla di condizioni della lotta per l’esistenza. (intesa come fenomeno fondamentale che struttura la natura come noi la vediamo)”

Nel 1972 Krebs affermava: “Ecologia è lo studio scientifico delle interazioni che determinano la distribuzione e l’abbondanza degli organismi”.

Quindi l’ecologia è una branca della biologia e richiede il supporto di discipline quali la fisica e la chimica in quanto studia le relazioni tra il mondo organico e quello inorganico. A tutt’oggi l’ecologia dedica sempre più Spazio all’influenza che l’uomo esercita sul funzionamento della natura, ma non ha come suo fine primario quello di occuparsi dello smaltimento dei residui prodotti dell’attività umana (compito della fisica, della chimica, dell’ingegneria ambientale….)

Con la parola Mente si è soliti riferirci all’insieme delle funzioni superiori dell’Anima, intelletto e volontà. È possibile in questi termini identificarla con la parola Spirito secondo le considerazioni Kantiane. Kant definiva lo spirito come: “il principio vivificante del sentimento. Ma ciò con cui questo principio vivifica l’anima, la materia di cui si serve, è ciò che conferisce slancio finalistico alla facoltà del sentimento e la pone in un gioco che si alimenta da se e fortifica le facoltà stese da cui risulta.” Il problema è quindi identificare la materia necessariamente utile per autoalimentare questo microsistema.

Per cercare di fondere i due termini carichi ora del loro proprio significato e per cercare di incamminarci verso la nostra mente ecologica è necessaria una breve descrizione di quanto è accaduto nella storia della filosofia, psicologia e scienza.


Nell’antichità si pensava che all’interno del cervello vi fosse una specie di homunculus, un seme di autoconsapevolezza non molto diverso dall’anima, nucleo irriducibile del nostro sé. Questo ‘omino’ sbirciando dai nostri occhi e ascoltando attraverso le nostre orecchie dava un senso all’universo e lo rendeva intelligibile. Si presupponeva l’esistenza di un microsistema relazionale tra il mondo biologico (il cervello) e quello Spirituale (Mente/Anima che integra il Sé con il mondo esterno).


Quando la ricerca di Sé si è spostata dalla filosofia alla scienza l’homunculus è stato espulso dalle nostre teste. (o meglio è stato rinchiuso in cantina).

Il primo pensiero scientifico con l’intento di fornire una conoscenza esatta dei fenomeni naturali si concentrò sugli aspetti quantificabili e osservabili della natura. I pionieri della rivoluzione scientifica ritenevano essenziale per la veridicità del loro metodo di dover osservare gli oggetti fisici in modo oggettivo. Un principio centrale del naturalismo scientifico era la pura oggettivazione dei fenomeni naturali senza la contaminazione della soggettività. Così per anni lo studio della mente si è soffermato su ciò che era più facilmente osservabile. E quale manifestazione psichica è la più osservabile dall’esterno? La psicopatologia, la malattia mentale, la devianza.

Un altro fenomeno osservabile esternamente è il comportamento. Per molti anni le emozioni, le motivazioni, la creatività e altri fenomeni mentali come gli stati di coscienza o le esperienze di natura spirituale sono stati trascurati o inquadrati in un modello meccanicistico di tipo stimolo-risposta. Anche se è vero che è possibile correlare alcune alterazioni biochimiche o morfologiche della struttura cerebrale con situazioni più o meno “deviate” del comportamento umano, resta il fatto che con gli studi sul cervello non si vedono eventi mentali ma solo fenomeni elettrochimici a cui noi attribuiamo significato solo perché e solo quando si rendo manifesti clinicamente. Ma ridurre le nostre potenzialità solo alla possibilità di manifestarsi in modo “altro” è uno spreco e a mio avviso induce ad inutili falsi bisogni. Falsi perché non ci appartengono e risultano così privi di significato inquinando e alterando il nostro microsistema.

Cercando ora di rispondere alla domanda iniziale e ricordandoci il vero significato del termine ecologia, si può affermare che l’ecologia della Mente esiste. Giocando con le parole, l’oikos è la mente e il logos la nostra innata capacità introspettiva alla ricerca dell’individuazione personale, unica energia riciclabile, autoricaricante e riequilibrante.

Come era successo per il povero Homunculus sempre più oggi veniamo strappati “fuori” dalla nostra oikos perdendo il nostro logos con il risultato che non ci ritroviamo più perché il nostro sistema (oikos + logos) si è smembrato. Abbiamo perso il contatto con la Nostra fonte energetica con i nostri Veri bisogni e ci siamo dimenticati che spesso tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere è già dentro di noi. Gli effetti di questo smarrimento ci portano spesso “sul confine” obbligandoci, scossi (per i più fortunati) dall’istinto di sopravvivenza, a stimolarci con artificiali surrogati energetici pensando così di salvarci. Giunti sul confine rimaniamo paralizzati e da lontano scorgiamo Noi stessi e naturalmente cerchiamo di raggiungerci…Ma è difficile, faticoso perché il cammino a ritroso ci permette di ri_scoprirci e di riassaporarci mettendo in luce che “siamo” anche quando “non siamo”. Preferiamo così l’illusione, i miraggi offerti sapientemente dalla moderna corsa verso La perfezione -inesistente per definizione- lasciando una desertificazione delle emozioni. Siamo convinti di aver bisogno di “qualcosa” (che talvolta prende il nome di “droga” ma anche di violenza, abuso di potere…) per avere l’illusione di ritornare verso noi stessi.

Ma queste stimolazioni presto si esauriscono spingendoci ancora più lontano. Si genera una tensione continua e a lungo andare logorante e autodistruttiva del percorso verso noi stessi, verso la nostra energia Vitale, verso quello che più comunemente chiamiamo Benessere. Allora accade che talvolta il corpo parli per e con noi con tutte quelle manifestazioni più o meno evidenti che la psicosomatica e altre discipline psicologiche e spirituali rigorosamente cercano di decodificare seguendo linguaggio unico e proprio di ogni singolo individuo.

Recuperare il nostro logos per riappropriarci della nostra oikos è il difficile ma affascinante cammino contemporaneo. Infatti solo con l’Introspezione, la consapevolezza di Sé -cui segue l’individuazione- e l’ampia gamma di fenomeni mentali possono essere vissuti con armonia. Possiamo così ri-conquistare il nostro vivere, fieri finalmente di Essere un microsistema “ecologico” pervaso da un “bio-logico”, intrinseco Significato all’interno del più ampio macrosistema Vita.

Dr.ssa M.Irene Tommasi

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